Il mio primo viaggio allestero  PARIGI 1 - Giorno 2: Le due Coree e la luce negli occhi 

Giorno 2: Le due Coree e la luce negli occhi 

Tour organizzato alla DMZ (zona di demilitarizzazione). Monte Namsan tramite la funivia panoramica e torre di Seul. Cena Street Food zona Myeongdong.

Ore 8. Partenza dall’albergo direzione punto di raccolta. È presto, a casa è mezzanotte, ed io mi sono svegliata da due ore. Ma ho la possibilità di andare al confine tra le due Coree e la mia faccia cambia. Ovviamente nell’autobus mi addormento, fino a quando la guida (Kim) non inizia a chiacchierare in un inglese molto maccheronico (come lo definiremmo noi italiani) ma abbastanza capibile, cioè 5 minuti dopo la partenza. Kim ha iniziato a spiegarci tutta la storia della Corea: dalle dinastie all’invasione da parte del Giappone, fino poi alla guerra di Corea e i giorni di oggi che vivono ancora con il terrore dell’inizio di una “nuova” guerra. In realtà ho scoperto che la guerra tra le due Coree non è mai finita, c’è solo una tregua che dura da anni. A dirla tutta la Corea del Nord ogni tanto prova a scavare tunnel o mandare spie alla tanto odiata Corea del sud.
Ma la cosa che mi ha colpito di più di ciò che ci ha raccontato è stato quando ha parlato del soldato nordcoreano che ha attraversato correndo il confine, finendo a terra dopo essere stato sparato alle gambe e addirittura dopo essersi accasciato. La tregua stabilisce che i soldati a confine non possono portare armi pesanti (pistola da divisa si, ma non fucili o altro), e quindi il fatto che siano arrivati oltre la zona demilitarizzata con un fucile e abbiano sparato è stata una grave infrazione, come risolveranno non ci è stato spiegato, ma Kim ci ha continuato a raccontare del soldato. Nonostante fosse pieno di proiettili, il soldato è riuscito a correre fino a 50 mt dentro il confine del sud prima di accasciarsi completamente ed è stato portato d’urgenza dai soldati delle Nazioni Unite fino a Seul (a 60 km). Operato d’urgenza sono riusciti a salvarlo, ma gli hanno trovato nello stomaco vermi di dimensioni enormi e stanno ancora accertando il motivo per cui li abbia. Alcuni dicono sia per prevenire la loro sopravvivenza nel caso in cui scappino, altri sostengono sia il cibo che gli danno da mangiare. Il fatto è che ho visto negli occhi di Kim una speranza, i suoi occhi si sono illuminati quando ci ha detto che il soldato in questione fosse riuscito a salvarsi, la stessa luce e la stessa speranza di quando ha parlato di una futura unione delle due nazioni.

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Fino allo scorso anno il passaggio tra sud e nord era quotidiano per molti, in quanto a pochi chilometri a nord dal confine era aperta una fabbrica con alcuni lavoratori del sud (se non ricordo male la fabbrica era la Hyundai, il cui fondatore nato in Corea del nord e scappato tramite la Cina arrivò in Corea del sud dove poi chiese asilo e ne prese la cittadinanza), Kim ci ha raccontato che la vita dentro la fabbrica era un incubo: i lavoratori nordcoreani prendevano 1USD al mese di stipendio (molto alto per gli standard della Corea del nord, infatti il lavoro era molto ambito), ed era proibito parlare tra lavoratori, che sia per chiedere aiuto o per salutarsi.


La prima tappa è stata nel sito del terzo tunnel di invasione trovato. Prima accennavo al fatto che la Corea del nord continua a scavare tunnel verso la Corea del Sud per provare ad entrare per poi dichiarare guerra, fino ad oggi ne sono stati trovati quattro lungo il confine, i primi due e il quarto sono stati trovati durante ispezioni. Il terzo, quello che siamo andati a visitare, è invece stato trovato grazie ad un richiedente asilo che ha informato le autorità, che a loro volta si sono messe in cerca di questo passaggio. Ho capito abbastanza poco dalla spiegazione del come lo hanno trovato, tra il sonno e l’inglese di Kim. Quello che ho capito è stato che hanno iniziato a fare piccoli scavi dove mandavano sonde e si sono accorti che c’era un flusso d’acqua in più vicino al tunnel. Il tunnel è abbastanza lungo, e all’estremità sud ci sono ancora buchi dove venivano messe le mine che bucavano la terra, questo è uno dei motivi principali che provano che il tunnel è opera della Corea del Nord, anche se quest’ultima nega e accusa il sud.

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Dato che all’interno del tunnel è vietato portare fotocamere, cellulari e qualsiasi tecnologia che possa fotografare, i geni coreani hanno deciso di mettere accanto alla scultura delle due Coree una rappresentazione del tunnel con due cartelloni rappresentanti due soldati

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Il tunnel in realtà non l’ho visitato, soffro di claustrofobia e il sapere di scendere sotto terra con nessuna via d’uscita mi ha un po’ terrorizzato. Sono rimasta fuori e ho potuto godere della meravigliosa scultura rappresentante le due Coree e la gente che prova ad unirle.

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È la rappresentazione della speranza di questo popolo, che si è solo trovato in mezzo alla decisione di due nazioni completamente estranee alla loro vita: Stati Uniti e Russia. Queste due nazioni si sono divise il territorio della Corea dopo la resa del Giappone il 15 agosto 1945 in quanto la Corea durante la seconda guerra mondiale era ancora sotto i giapponesi.


Quando tutti gli altri sono usciti abbiamo avuto un po’ di tempo per ammirare la scultura, e poi siamo ripartiti verso il punto dove si può vedere la zona di demilitarizzazione per intero, la striscia di confine, le due bandiere svolazzanti una di fronte all’altra e la Corea del nord. Al centro della zona di demilitarizzazione c’è un paesino delle Nazioni Unite, dove abitano pochissime persone. Dal Dora observatory dove siamo andati si vede benissimo, se non c’è nebbia. Ma dato la mia continua sfortuna, la nebbia ha limitato la nostra vista. Nonostante questo intoppo, però siamo riusciti a vedere qualche punto di riconoscimento: il villaggio finto della Corea del nord, quello propagandistico, che è fatto di cartone e sulle pareti vi sono dipinte porte, finestre, e profili di persone. Il villaggio vero, che era in realtà un puntino piccolo e si vedeva in lontananza anche la fabbrica.

Ci sono rimasta molto male per il fatto della nebbia, ma ormai sono consapevole che mi segua ovunque vada, e quindi me ne sono fatta una ragione.

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Esistono diversi tour come questo, alcuni organizzano addirittura una visita del villaggio delle Nazioni Unite. Un po’ per il costo, un po’ per il poco tempo a disposizione abbiamo scelto questo che prevedeva la visita al tunnel, la visita al “belvedere” e infine alla stazione ferroviaria Dorasan.

La stazione ferroviaria di Dorasan è davvero caratteristica: è una stazione fantasma. E’ stata innaugurata nel 2007, con ospite d’onore il presidente Bush. E’ stata in funzione per pochissimo tempo, dopo di che la Corea del Nord ha chiuso il valico ed impedito l’accesso ai treni. Porta quasi malinconia vederla in tutta la sua modernità senza alcun segno di vita. C’è un bellissimo cartello di speranza: “To Pyeongyang”. La speranza negli occhi di Kim, dopo aver visto il cartellone, è penetrata anche nei miei. Vederlo così entusiasta di averci lì e poterci spiegare la storia del suo popolo, di avere la possibilità che persone straniere capiscano il loro “bisogno” di riunirsi, mi ha fatto sperare in qualcosa di utopico forse. Spero anche io che queste due terre possano un giorno riunirsi e continuare la loro vita fianco a fianco; ed è bello poter avere una speranza del genere, mi sono accorta.

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Finita la visita alla stazione di Dorasan siamo ripartiti verso Seul. All’arrivo c’era un’ultima tappa da affrontare: la fabbrica della pietra nazionale della Corea. Ma l’inglese maccheronico di Kim, e il fatto che mi ero svegliata a mezzanotte hanno contribuito alla mia non-voglia di camminare con il gruppo, bensì di un caffè. All’angolo di fronte alla fabbrica abbiamo trovato un piccolo cafè molto sfizioso. Dopo aver preso un caffè, dato i 10 minuti che mancavano all’appuntamento fuori l’autobus, siamo saliti al piano di sopra e ci siamo ritrovati in una bellissima stanza molto curata: alta forse un metro e mezzo e larga meno di un bagno di servizio, era così caratteristica che avrei voluto rimanerci fino a sera. Ancora adesso sento l’odore dei biscottini all’Earl Grey che abbiamo acquistato e che avevano un sapore squisito. Mi giro e mi vedo ancora dentro quella stanza da casa delle bambole, con teiere e tazzine. Sfortunatamente il mio ritorno a bambina fantasiosa è stato interrotto dal passare del tempo troppo velocemente, ed avremmo dovuto prendere l’autobus o saremmo rimasti a piedi.

La visita alla DMZ era finita, ma a noi mancava ancora la Torre di Seul.

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Ci siamo tenuti la visita proprio per quel giorno, perché sapevamo che saremmo riusciti ad andare prima del tramonto e soprattutto a vedere la città dipinta di rosa. La mia solita sfortuna ha conseguito a farmi trovare la nebbia, di nuovo!, ma non mi sono persa d’animo: vento, nebbia, freddo ho ammirato la città in tutta la sua bellezza. Dall’alto non sembra per niente una città asiatica, anzi quasi quasi mi è sembrato di essere tornata a New York City. Per salire abbiamo preso la funivia che ti evita di dover fare una gran scarpinata fino alla cima del monte. Lì sono stata davvero grata per la creazione della tecnologia, anche se il viaggetto è stato abbastanza traumatico data la forza del vento e il continuo dondolare della cabina. Ma ne è valsa davvero la pena, fare tutto a piedi avrebbe preso così tanto tempo che ci saremmo persi il tramonto e la possibilità di scattare qualche foto sarebbe stata del tutto invana. Sarei voluta salire sulla punta della torre, ma quando stavo all’uscita del negozietto di souvenir, davanti agli ascensori, uno di questi si è bloccato e la claustrofobica in me ha detto che tanto non mi sarebbe cambiato molto vedere il panorama con la nebbia da lassù invece che da laggiù.

Avete presente Ponte Milvio e i suoi milioni di lucchetti? Forse il numero viene battuto dalla presenza di innumerevoli lucchetti ovunque ti giri sotto alla torre, dal belvedere al parco: ogni recinzione è piena di essi. Addirittura vengono venduti lucchetti a forma di cuore in una scatolina con un pennarello compreso in ogni bazar!


E’ arrivata l’ora di scendere, il tramonto ha portato con sè oltre al buio anche un vento abbastanza gelido.

Per noi però la giornata non era ancora finita: avevamo programmato una bella cena street food. Con lo street food, a Seul puoi sbizzarrirti. Le vie sono piene di bancarelle che cucinano piatti semplicissimi ma accattivanti. Avrei voluto assaggiare tutto! Il fatto che quasi tutti i cibi costino sui 2.000W è abbastanza pericoloso, non si vuole ma alla fine assaggiando questo e quello si va a spendere davvero tanto! Nonostante ci siano davvero tantissime bancarelle però, non significa che ci sia altrettanta scelta di cibo. E’ vero che c’è un’ampia scelta, ma molte hanno lo stesso tipo di piatto. Ci sono anche le bancarelle che vendono code d’aragosta arrosto con formaggio grigliato sopra, e questo è uno dei piatti che portano il budget a salire, ed è anche uno di quelli che ho escluso a priori. L’aragosta la si può mangiare quasi ovunque nel mondo, e non sarò molto ferrata, ma secondo me non è nemmeno molto tipica. I piatti che hanno attirato la mia intenzione sono stati tutti davvero buonissimi, anche se il mio problema con il piccante è tornato quando ho preso l’ultimo piatto. Ho chiesto se era piccante, e mi hanno risposto di no. Ho deciso di fidarmi (dopo averlo chiesto 5 volte), sbagliandomi purtroppo. Il pollo in agrodolce con gnocchi di riso E’ PICCANTE! E per rifarmi la bocca sono dovuta entrare in un KFC, che soprattutto aveva 330cl di birra a meno di 1 euro. La cena street food, nonostante l’ultimo boccone, è stata davvero particolare e mi è piaciuta davvero tanto. Fosse stato per me sarei tornata anche il giorno dopo!

Ed è lì che la nostra giornata è finita definitivamente. Il freddo della notte ci ha “assalito” il sonno è arrivato quasi improvvisamente, e la decisione di andare a rintanarci in albergo è stata immediata.

34 thoughts on “Giorno 2: Le due Coree e la luce negli occhi ”

  1. La statua che rappresenta la speranza dell’unione delle due Coree mi è rimasta particolarmente impressa! Credo che il tour che hai fatto sia davvero un must da non perdere, e la chiacchierata con Kim l’ha reso ancora più emozionante! Leggendoti mi è sembrato di vederli davvero i suoi occhi pieni di speranza!

  2. bellissimo giro, un po’ diverso dai soliti giri turistici. Mi piace leggere di viaggiatrici più che di turiste, viaggiatrici che scoprono gli angoli più strani di un paese, che studiano la storia e catturano con le foto immagini uniche. Per me la migliore è quella del mondo diviso a metà 🙂

    1. E’ davvero affascinante come terra Dani. Poi io purtroppo sono riuscita a fare solo un piccolo tour di Seul e della DMZ, ma mi hanno detto che scendendo più a sud è ancora più bella. Speriamo che riesca a tornarci e a girarla un pò di più!

    1. Beata te! Io mi sono messa a piangere quando ho solo sentito l’odore della zuppa. Il vero problema è che molti esagerano davvero, e alla fine si sente solo il piccante e niente sapore di cibo!

    1. Quando ho saputo di avere l’opportunità di partire, cercando le attrazioni questa mi è subito saltata agli occhi. Non sapevo se fossi riuscita ad andare, ma sono sincera e ti dico che forse è stata una delle esperienze più belle che ho vissuto in tanto tempo (a parte Kim e il suo inglese😂). Se ti capita l’occasione vai, non te ne pentirai!

  3. Luoghi che non conosciamo molto, culture diverse dalle nostre ed ideologie che facciamo fatica a comprendere, hai parlato di tutto questo attraverso il tour.
    Interessante e affascinante, hai portato un pò della Corea nel tuo articolo e per questo ci siamo sentiti li a vedere il panorama ed fotografare la scultura degli uomini che tentano di unire le due Coree.

    1. Ti rigrazio, perchè è un pò quello che intendevo fare. Non so se ci riesco ancora bene, ma quello che mi hai detto mi ha fatto davvero emozionare.

  4. Continua la tua storia “coreana” ed è veramente avvincente leggere le avventure che vivi lì! Dev’essere un luogo dove ci si sente totalmente stranieri, visto che non c’è il confortante turismo di tante altre zone di mondo. Ne scriverai altri? Un abbraccio :*

  5. Il tour alla zona demilitarizzata è uno dei miei “must see” ed è stato bello leggere la tua descrizione dettagliata. A proposito di tunnel, in Vietnam ero andata a fare la visita guidata e molti erano minuscoli perché taglia asiatica così gli americani non potevano entrare. Non so come fosse la dimensione del tuo tunnel coreano, ma in quello vietnamita io mi sono incastrata con il sedere all’ingresso e ho anche una foto ricordo ridicola 🙂

    1. E allora meglio che non sia entrata!
      Comunque mi hanno detto che era abbastanza fattibile, ma molto faticoso.. sarà per la prossima volta!

    1. Fin troppi davvero, poi ho scoperto che la loro cultura è molto interessante. Oltre ai luoghi quello che ha catturato di più la mia attenzione è stata proprio la gente: la loro gentilezza, il loro volersi esprimere e farsi capire nonostante non parlassero inglese..

  6. Accidenti, il tuo racconto mi ha fatta rendere conto di non sapere praticamente niente della loro storia! Molto interessante questo rapporto conflittuale tra le due Coree e l’esistenza di una zona di confine visitabile dove ci sono sculture come quella. Spero che il soldato si riprenda completamente anche dai vermi… grazie del tuo racconto!

  7. Una giornata decisamente intensa e ricca! Mi sta piacendo molto il tour della Corea che hai fatto, è un paese che non avrei mai messo (per ora) nell’elenco dei paesi che vorrei visitare ma stai iniziando a farmi cambiare idea!

    1. Lo è, ormai nel vecchio continente e nel nuovo si è abituati a collaborare e alla pace. Quando però si scopre e si vede la sofferenza di gente che non vuole altro che riappacificarsi con parte del loro popolo non si riesce a crederci. Credo sia proprio perchè lo vediamo così lontano da noi che lo troviamo un “altro mondo” quando invece è più vicino di quello che sembra!

  8. No, i lucchetti pure lì! Vorrei provare il loro street food ma per il momento la Corea non è tra le mie mete ambite.

  9. Il tuo viaggio è stato davvero interessante. La Corea non è certo una meta da tutti e arrivare al confine tra sud e nord dev’essere stata sicuramente un’esperienza forte

  10. Molto interessante questo itinerario, io divido il banco a scuola (in Irlanda) con una ragazza coreana, davvero simpatica che ogni volta ci racconta di quanto questa divisione sia inconcepibile anche per loro…

  11. Questo articolo è tanto interessante quanto raccapricciante.. è impensabile nel 2018 trovarci di nuovo di fronte a tanta violenza, a quanto pare non si impara mai dalla storia.
    La Corea però mi ispira moltissimo, amo l’Asia e ho degli amici là, quindi un giorno chissà 🙂

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